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Sto con Chef Rubio: l'unto sulla canottiera a me piace.

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Ho sempre frequentato le trattorie. Quelle vere, con le gambe dei tavoli che traballano, le sedie di paglia che pesano una quintalata l'una, la perlinatura in finto legno color "marrone non ho più speranza" che arredano la stanza fino a metà parete.  Amo le trattorie. Quelle che quando entri senti il rumore del chiacchiericcio in dialetto stretto incomprensibile misto a tonfi di stoviglie e piatti proveniente da chissà quale angolo nascosto. Ogni tanto il sottofondo musicale armonico e ormai collaudato negli anni, viene interrotto da un soave richiamo: "La lasagna del 10" e poi tutto ricomincia. Adoro le trattorie. Quelle che il bimbo rugna, la nonna è sorda, la cameriera è splendidamente sciatta e sciabatta con indolenza ma eleganza, il cameriere è burbero ma ha sempre la battuta pronta, alla cassa non ti danno lo scontrino ma la vecchia ricevuta fiscale con la copia carbone e un conto sommario che riporta una cifra simbolica: di solito si aggira intorno ...