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Visualizzazione dei post con l'etichetta cinema

cineretrò con caffè #8 - Landru di Claude Chabrol 1963

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Il soggetto non è nuovo; già Charlie Chaplin con Monsieur Verdoux (1947) aveva attinto dalle cronache nere francesi di inizio secolo ispirandosi al serial killer che aveva fatto sparire le sue vittime, almeno undici, nel forno di una villa isolata di sua proprietà. Chabrol si affida alle ricostruzioni più veritiere dellastoria, ma si discosta dall'efferata violenza dei crimini, plasmando la figura di Landru quasi fosse un simpatico bricconcello; l'uomo, che sceglie le sue vittime, possibilmente facoltose vedove o zitelle di bell'aspetto, con un annuncio sul giornale, non appare agli occhi dello spettatore come uno spietato serial killer che, nelle difficoltà della prima guerra mondiale, si approfitta dell'ingenuità e fragilità delle vittime per un proprio piacere e tornaconto economico, ma alla fine, grazie ai suoi modi da simpatico mascalzone, porta l'intera narrazione su un piano noir - comico. "Non sapete cosa è costretto a fare un galantuomo per sopravvive...

cineretrò con caffè #7 - Il prestigio della morte di Luc Moullet (2006)

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Un cineasta, la cui fama è in declino, cerca disperatamente di farsi produrre il suo ultimo lavoro tratto dal libro "Rimedi disperati". E' proprio un rimedio disperato quello cui arriva per poter tornare in auge nel mondo cinematografico: mentre passeggia sulle montagne, progettando le riprese, si imbatte in un cadavere e scambia i propri documenti con quelli del defunto. "C'è un momento giusto per morire" e non sembra quello scelto dal povero cineasta, poichè alcuni accadimenti, tra cui la scomparsa di Godard ("Che stronzo Jean-Luc"), compromettono il suo sgangherato e raffazzonato piano. L'incapacità e goffaggine del protagonista è contornata da surreali cabine telefoniche sparse nel nulla, colorati ombrelloni da spiaggia svolazzanti sulle cime montuose, gelosie e livori tra donne dello spettacolo e la realizzazione di un macabro desiderio dell'animo umano: partecipare al proprio funerale per contare i presenti e annotarne i nomi. Non man...

cineretrò con caffè #6 - Lo sconosciuto (The unknown) di Tod Browning 1927

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Lon Chaney (Alonzo) lascia senza parole per la sua straordinaria interpretazione; la mimica facciale, gli sguardi inequivocabili riempiono di parole questo film muto. Tod Browning, più conosciuto per il successivo Freaks, ambienta questa storia in un circo dove trovano rifugio il bel muscoloso Malabor, Nanon, figlia del padrone del circo, tanto elegante quanto strana per la sua fobia delle mani, ed Alonzo, un abile lanciatore di coltelli con due braccia che finge di non avere celandole, grazie al suo fido amico nano Cojo, in uno stretto corpetto sotto la camicia, sotterfugio che in realtà serve a nascondere il suo tratto distintivo: i due pollici della mano sinistra. La storia, che nel 1927 fu giudicata noiosa, in realtà riserva qualche colpo di scena; certo, è pur sempre un film muto, la cui visione è sconsigliata all'ora della pennichella; sorseggiando una buona tazza di caffè, suggerisco una miscela bella intensa, questi 47 minuti passano anche in fretta e sarete pronti e attent...

cineretrò con caffè #5 - Arizona Junior dei fratelli Coen (1987)

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Sarò breve. Seppur acclamato dalla critica al Festival di Cannes del 1987, dove fu presentato fuori concorso, il film risulta uno dei più deludenti dei fratelli Coen. Il valido cast, Cage - Hunter - Goodman, non contrasta in maniera sufficiente l'eccessivo e raffazzonato pluralismo di genere (commedia, comico, western, romantico, social drama, e chi ne ha più ne metta), che alla fine risulta un unico grande pastone di 1 ora e 34 minuti. La nota positiva? A distanza di anni, per la precisione venti, si capisce che è stata solo la materia prima, confusa e informe, per l'indimenticabile "Non è un paese per vecchi" (2007). @Riproduzione riservata  

cineretrò con caffè #4 - Nebraska di Alexander Payne (2013)

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Ieri sera Rai5, forse in occasione della festa del papà, o semplicemente per fortuita coincidenza con tale ricorrenza, ha trasmesso il film Nebraska. Con il suo bianco e nero sovra-esposto, in cui si distinguono le giornate serene da quelle nuvolose solo grazie alla proiezione delle ombre, il regista Alexander Payne racconta, in un classico road movie, la storia di una famiglia partendo da una presunta vincita milionaria ad una lotteria.  La figura centrale è un padre, un po' fuori di testa, che cade nella trappola di una truffa e fa di tutto per riscuotere il suo premio. Il figlio si convince ad accompagnarlo in questo viaggio che attraversa strade dritte, immerse in campi coltivati e cartelli pubblicitari demodé. Poche tappe lungo il tragitto: giusto il tempo di una birra, che "non è alcol", la sosta per la ricerca di una dentiera tra i binari, il furto di un compressore prestato ad un amico e mai tornato al legittimo proprietario, una visita ai parenti, molto serpe...

cinecaffè #5 - I Villeggianti di Valeria Bruni Tedeschi.

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Mi è sembrato un omaggio a Fellini, al suo mondo, ai suoi film intrisi di quel continuo divagare tra serio e faceto, reale e onirico, pensieri profondi e immagini tanto surreali quanto magnificamente perfette. Valeria Bruni Tedeschi prende un po' di "Otto e mezzo" e parte proprio da una specie di psicoanalisi sui suoi film e sul suo ruolo da regista, in modo molto auto ironico, per poi tuffarsi immediatamente in una disperazione adolescenziale per un amore finito di cui non si capacita e, nel giro di pochi minuti, trasferisce la protagonista in un luogo immobile nel tempo, dove una carrellata di personaggi variopinti si palesano allo spettatore come ultimo baluardo di una decadente borghesia e della sua acciaccata e disperata servitù. Ci sono proprio tutti: la matrona portata in giro su una specie di scranno come fosse una antica regina, l'anziana madre che tenta di ingannare l'età suonando il pianoforte con l'artrosi alle mani e ricercando in un bacio il ...

cineretrò con caffè #3 - Arditi dell'aria (Test pilot 1938)

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Inizia il film e l'unica cosa a cui riesco a pensare è :" Io su quella lattina non ci salirei per nulla al mondo." L'intuizione non è poi così sbagliata visto che, poco dopo, il pilota deve effettuare un atterraggio d'emergenza a causa della rottura della pompa dell'olio. Proprio grazie a questo inconveniente, il bel Clark Gable si ritrova in una fattoria dove "il frumento ondeggia nei campi come un mare di seta", e nella quale avviene l'incontro con Anne. Si sviluppa un piccolo melodramma a causa del triangolo amoroso lui (l'avventuriero), lei (la gentil donzella) e l'altro (il buon fattore), che si risolve in breve tempo; in un pomeriggio nasce l'amore, nella notte avviene il litigio, la mattina si lasciano e poco dopo si sposano, tutto merito delle espressioni già impostate per Via col Vento di lui, dei cambi repentini d'umore di lei e del carattere impulsivo di entrambe. "No, no, non sono sorpreso. Non lo sarei ne...

cineretrò con caffè #1 - Clem, bizzarro monello (The Shakedown) 1929

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Una volta ero più brava. Seguivo un film muto senza sbadigli e senza appisolarmi. Nonostante il passare del tempo, ho portato a termine la (re)visione di questa pellicola del 1929. Il film è un piccolo capolavoro, soprattutto per i movimenti di macchina, le inquadrature dei primi piani e le scene dei combattimenti.   William Wyler racconta la storia di un truffatore e di un ragazzino, sentimentale quanto basta, ma divertente soprattutto grazie all'espressività del discolo. Quello che rimane è l'affettuosa amicizia tra l'orfanello e l'imbroglione. Curiosità : Wyler appare brevemente in una scena sul ring mentre tiene in mano un cartello rovesciato con il numero di un round e, almeno nella versione che ho visto, ad un certo punto c'è il fischiettare del ragazzo in sonoro. Il titolo originale "The Shakedown", risulta un po' troppo tragico per un film che ha un lieto fine, così come poco azzeccata è la locandina in cui viene posto in primo piano ...

cinecaffè #4 - Il corriere (The mule)

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Clint Eastwood non me lo sarei perso per nulla al mondo, ma pensavo non potesse superare l'interpretazione del burbero Walt Kowalski di Gran Torino. Sono stata smentita. Earl non è affatto scontroso e solitario, il contrario: è un vero "piacione" sugli ottanta che cerca l'attenzione di tutti, soprattutto di avvenenti trentenni/quarantenni che sembrano essere affascinate da quegli occhi azzurri ancora glaciali e intensi come una volta, seppure un po' socchiusi. Il tempo è passato, anche per Clint , che però non si rifugia nella gloria dei giorni andati, ma si affida ad una regia schietta, semplice e senza tanti fronzoli. La storia è convincente, lui è convincente; anche perché in quell'uomo pieno di rimpianti, c'è forse una piccola parte autobiografica: quella di un uomo, sul viale del tramonto della vita, che ha dedicato troppo tempo al lavoro e troppo poco alla famiglia. Che dire, se non magistrale, all'uomo che ha interpretato oltre 60 fil...

cinecaffè #3 - La Donna Elettrica

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Bevete parecchio caffè, soprattutto se fate come me e avete deciso di andare al cinema alla sera. Il titolo è una bomba, il trailer pure, il film così così. E' un film islandese, perciò non mi aspettavo nulla di più di paesaggi insoliti per un pubblico mediterraneo e un senso di distacco tipico dei film provenienti dal nord Europa.  Infatti le mie aspettative non sono state tradite.  Quello che manca è l'umorismo alla von Trier, con cui il regista Benedict Erlingsson ha lavorato proprio nella commedia Il grande capo, ma di cui il suo film è sprovvisto. Ci sono dei camei divertenti, come quello del turista o della colonna sonora visiva, ma che ripetuti nel corso della storia, alla lunga, risultano prevedibili e perdono di forza. La protagonista, che potrebbe essere un'eroina femminile che si batte per il bene comune della sua terra e della sua comunità, e come tale da amare e ammirare, risulta una perfetta egoista nella realtà, quando messa davanti alla scelta ...

cinecaffè #2 - Roma di Alfonso Cuarón

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E' tutto ed è niente. E' leggerezza e dramma. E' un attimo e una vita intera. Non fa leva sui momenti drammatici, che pure non mancano di certo (la rivolta studentesca e una vita non vissuta, per esempio), ma la sua forza sta nel raccontare, senza urla e scene estremamente tragiche, la linearità della quotidianità: il lavaggio dei panni, le delusioni d'amore, le righe della fiancata della macchina, il chiasso della banda cittadina, il ritmo del respiro , la grandine, un lavoro umile, una gita fuori porta con la famiglia, una nonna, una canzone sussurrata, la schiuma del mare sulla riva che (magistralmente) ricorda la monotonia del lavaggio della cacca del cane sul pavimento all'inizio del film. La chiave è forse questa: i benestanti festeggiano il nuovo anno come i più poveri, le signore vengono lasciate sole come le domestiche, i bambini muoiono così come fanno gli adulti e la schiuma del detersivo può essere poetica quanto le onde del mare. Cuarón ...

cinecaffè #1 - Green Book

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Sullo schermo appare un uomo di mezza età, bello in carne, con un fare un po' rozzo, ma sincero; talmente sincero, da chiedersi se il Viggo Mortensen della trilogia del Signore degli anelli sia mai esistito veramente. La storia è strappalacrime, almeno per i più sensibili, ma non troppo zuccherosa e sicuramente diretta. Senza mille giri di parole, o di scene, il fatto è questo: c'è il bianco, c'è il nero e un mondo diviso a metà, governato da regole stupide. La questione è che queste regole, imposte come barriere invalicabili, valgono per entrambe: quella della segregazione per l'uomo di colore e quelle degli ambienti colti per l'italo-americano della New York popolare, o come dice Tony Vallelonga "della strada". Lungo il viaggio i due protagonisti attraverseranno gli Stati del Sud e scopriranno che i confini geografici non sono così difficili da oltrepassare e che ve ne sono di più ostici da superare. Come le barriere delle regole, scritte e no...