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Consigli pratici per pizzabianca #4

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E' stato un weekend di convivenza molto difficile con voi Pizzabianca, quindi udite, udite! Anzi leggete. Vi sconvolgerà scoprire che la Pianura Padana non è la culla della civiltà intera, ma che, anche senza il vostro aiuto, la Liguria ha fatto grandi balzi evolutivi verso il progresso. So che siete convinti che senza di voi, il popolo ligure userebbe, ancora oggi, come principale mezzo di comunicazione interpersonale la clava, ma qualche contributo all'epoca moderna ha visto la nascita in codesto magnifico territorio. 1_  Avete presente il calcio? Ufficiosamente nato nel 1863 in Inghilterra, ufficialmente inventato dai camalli genovesi. La vera storia è questa: mentre gli inglesi giocavano a rugby sui pontili, i camalli, che scaricavano i bastimenti e avevano le mani occupate, respingevano i palloni capitati sulla loro traiettoria con i piedi; "Tou lì u soccer" come riportato nelle memorie private della scignua Rosa Parodi, moglie del portuale Franco Parodi. 2_ Levi...

Consigli pratici per pizzabianca #3

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Il bagnino romagnolo attira la turista gnocca straniera come io attiro voi, cari miei pizzabianca.  In questi due giorni ho capito che, per aiutarvi nel percorso di integrazione con il nobile popolo ligure, avete bisogno di alcuni consigli di tipo geografico/stradale. 1_"Uè tipa, per andare a Sestri?". Prima di tutto il termine "tipa" non si era estinto insieme alle paninoteche verso la fine degli anni novanta? Poi, cari pizzabianca, in Liguria esistono due Sestri, una di Levante e una di Ponente; poichè il ligure non è tenuto a leggervi nella mente, attenzione non ho detto che non lo sappia fare, se voi non specificate correttamente l'indicazione geografica, sceglierà a suo piacimento. Nel mio caso: "Guarda sei a Chiavari, dovevi uscire prima. Devi riprendere l'autostrada, direzione Genova. Belin, mi spiace!". 48 Km e sei a Sestri Ponente, contro 8,5 Km per Sestri Levante (direzione Livorno). 2_ Siete stanchi di svernare a Rapallo, dove ormai il r...

Consigli pratici per pizzabianca #2

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Cari Pizzabianca, dopo un anno difficile per tutti, vorrei essere gentile con voi e accogliervi nella fantastica Liguria a braccia aperte, con la gentilezza e la cordialità che ogni ospite meriterebbe. Ho deciso, perciò, di aiutarvi a integrarvi nel mondo ligure con qualche consiglio, soprattutto di tipo mangereccio. 1 - Cominciamo dalla pizza bianca: in Liguria non esiste! Quella che vedete è FOCACCIA, come scritto sull'apposito cartellino dal panettiere. Se per pizza bianca intendete quella col formaggio sopra, state sbagliando: quella, sempre come indica il cartellino, è FOCACCIA AL FORMAGGIO (a meno che voi non vi troviate a Recco, dove potete chiamarla focaccia al formaggio tipo Recco). Se volete la pizza bianca andate a Roma, cioè circa 500 Km più in giù di Genova. 2 - Capisco che Punta Ala e Portofino si possano confondere nella vostra mente annebbiata da turisti girovaghi, campioni del mondo di selfie, ma da noi quella sottile, abbrustolita, scrocchiarella cialda di farina ...

Consigli pratici per pizzabianca #1

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Comincio da un post che ho scritto più di un anno fa sul mio profilo Facebook personale. Cari pizzabianca è inutile che provate a mischiarvi nella fila del supermercato: io vi vedo! Non siete aghi in un pagliaio, siete travi nel mio povero occhio! Nel vostro tentativo goffo di volervi camuffare da liguri, commettete parecchi errori: 1_ Un ligure non si fa il bagno nel profumo prima di uscire; 2_ Un ligure non si veste per andare a far la spesa come all'ultima sfilata di Armani; 3_ Un ligure non si mette la tuta di Gucci per andar a fare la spesa sotto casa, perché i vicini potrebbero pensare che allora ha i soldi, che è ricco e un ligure non ha mai i soldi altrimenti non può mugugnare; 4_ Un ligure non gira con la lista della spesa sul telefonino: prima di tutto perché il ligure compra sempre le stesse cose e porta con sé i soldi giusti (che al ligure non lo freghi alla cassa neanche sul centesimo), e poi perché il ligure usa il biglietto di carta e non fa vedere che ha il cellular...

Popoletto del Festival: "Zitti e buoni"

Si è conclusa la discussa settantunesima edizione del Festival della canzone italiana, condita con le classiche e immancabili polemiche; ma, mentre tutti erano concentrati sul calo degli ascolti, la durata temporale estremamente lunga delle serate e la scontata diatriba dialettica su Achille Lauro, io sono rimasta colpita da altri avvenimenti. Comincio da Amadeus; mentre l'anno scorso era stato pubblicamente ripreso dalla associazione del politically correct, suprattutto la fronda femminista, per una sua frase infelice, quest'anno, nella serata delle cover, introducendo l'esibizione di Gio Evan, dice: "Max Pezzali ha scritto canzoni che sono il manifesto pop di una generazione che aveva rinunciato all'impegno e si era concentrata su se stessa." Tutto chiaro? Choosy, fancazzisti, figli di papà che non siete altro? Non siete mica quelli del sessantotto, voi. Loro sì che erano impegnati hippie, sognanti figli dei fiori e rivoluzionari diciotto politici, protagoni...

cineretrò con caffè #8 - Landru di Claude Chabrol 1963

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Il soggetto non è nuovo; già Charlie Chaplin con Monsieur Verdoux (1947) aveva attinto dalle cronache nere francesi di inizio secolo ispirandosi al serial killer che aveva fatto sparire le sue vittime, almeno undici, nel forno di una villa isolata di sua proprietà. Chabrol si affida alle ricostruzioni più veritiere dellastoria, ma si discosta dall'efferata violenza dei crimini, plasmando la figura di Landru quasi fosse un simpatico bricconcello; l'uomo, che sceglie le sue vittime, possibilmente facoltose vedove o zitelle di bell'aspetto, con un annuncio sul giornale, non appare agli occhi dello spettatore come uno spietato serial killer che, nelle difficoltà della prima guerra mondiale, si approfitta dell'ingenuità e fragilità delle vittime per un proprio piacere e tornaconto economico, ma alla fine, grazie ai suoi modi da simpatico mascalzone, porta l'intera narrazione su un piano noir - comico. "Non sapete cosa è costretto a fare un galantuomo per sopravvive...

cineretrò con caffè #7 - Il prestigio della morte di Luc Moullet (2006)

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Un cineasta, la cui fama è in declino, cerca disperatamente di farsi produrre il suo ultimo lavoro tratto dal libro "Rimedi disperati". E' proprio un rimedio disperato quello cui arriva per poter tornare in auge nel mondo cinematografico: mentre passeggia sulle montagne, progettando le riprese, si imbatte in un cadavere e scambia i propri documenti con quelli del defunto. "C'è un momento giusto per morire" e non sembra quello scelto dal povero cineasta, poichè alcuni accadimenti, tra cui la scomparsa di Godard ("Che stronzo Jean-Luc"), compromettono il suo sgangherato e raffazzonato piano. L'incapacità e goffaggine del protagonista è contornata da surreali cabine telefoniche sparse nel nulla, colorati ombrelloni da spiaggia svolazzanti sulle cime montuose, gelosie e livori tra donne dello spettacolo e la realizzazione di un macabro desiderio dell'animo umano: partecipare al proprio funerale per contare i presenti e annotarne i nomi. Non man...

cineretrò con caffè #6 - Lo sconosciuto (The unknown) di Tod Browning 1927

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Lon Chaney (Alonzo) lascia senza parole per la sua straordinaria interpretazione; la mimica facciale, gli sguardi inequivocabili riempiono di parole questo film muto. Tod Browning, più conosciuto per il successivo Freaks, ambienta questa storia in un circo dove trovano rifugio il bel muscoloso Malabor, Nanon, figlia del padrone del circo, tanto elegante quanto strana per la sua fobia delle mani, ed Alonzo, un abile lanciatore di coltelli con due braccia che finge di non avere celandole, grazie al suo fido amico nano Cojo, in uno stretto corpetto sotto la camicia, sotterfugio che in realtà serve a nascondere il suo tratto distintivo: i due pollici della mano sinistra. La storia, che nel 1927 fu giudicata noiosa, in realtà riserva qualche colpo di scena; certo, è pur sempre un film muto, la cui visione è sconsigliata all'ora della pennichella; sorseggiando una buona tazza di caffè, suggerisco una miscela bella intensa, questi 47 minuti passano anche in fretta e sarete pronti e attent...

cineretrò con caffè #5 - Arizona Junior dei fratelli Coen (1987)

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Sarò breve. Seppur acclamato dalla critica al Festival di Cannes del 1987, dove fu presentato fuori concorso, il film risulta uno dei più deludenti dei fratelli Coen. Il valido cast, Cage - Hunter - Goodman, non contrasta in maniera sufficiente l'eccessivo e raffazzonato pluralismo di genere (commedia, comico, western, romantico, social drama, e chi ne ha più ne metta), che alla fine risulta un unico grande pastone di 1 ora e 34 minuti. La nota positiva? A distanza di anni, per la precisione venti, si capisce che è stata solo la materia prima, confusa e informe, per l'indimenticabile "Non è un paese per vecchi" (2007). @Riproduzione riservata  

citazione #41 - Jacques Prévert

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#I segreti che si conservano meglio sono quelli sui quali non si è interrogati. Jacques Prévert